Prospettive antitetiche sulla cultura digitale, chi avrà ragione?

[Hand and Sandywell (2002), tradotto da me al volo, spero non troppo male]

Prospettive utopiche Prospettive distopiche
Le tecnologie informatiche, basate sul calcolo elettronico, possiedono intrinsecamente la proprietà di diffondere la democrazia. Internet e il web sono mondi autonomi dotati di per sé di una struttura e di principi fondanti democratici. Le tecnologie informatiche, basate sul calcolo elettronico, possiedono intrinsecamente la proprietà di diffondere anti-democrazia. Internet e il web sono mondi autonomi dotati di per sé di una struttura e di principi fondanti antidemocratici.
Le tecnologie informatiche sono di per sé neutrali, ma inevitabilmente finiscono per rendere più neutrali le forze che su scala mondiale creano, trasferiscono, diffondono informazione. Le tecnologie informatiche sono di per sé neutrali, ma inevitabilmente finiscono per favorire forze anti democratiche ( la proprietà di hardware e software equivale a un controllo antidemocratico).
La Cyber-politica svolge essenzialmente un compito pragmatico e strumentale in ordine all’estendere il più possibile l’accesso del pubblico all’hardware e al software thought to exhaustively define the technology in question. La Cyber-politica porta agli estremi gli effetti antidemocratici della tecnologia.

La tabella che ho riportato sopra è uno dei primi materiali che mi trovo di fronte in un corso MOOC, precisamente edcmooc che già dalle prime righe mi conquista.

Vedere le antitesi che si esprimono nel popolo degli insegnanti e studenti che si incontrano ( e in qualche caso si scontrano anche poco teneramente) con le tecnologie fa da tempo parte del mio vissuto quotidiano. Tuttavia, essendo la mia indole tendenzialmente utopica, ammetto candidamente di non aver mai dato troppo peso ai distopici proclami di pericolosità della cultura in rete.

In ambito strettamente scolastico, del resto, la tabella potrebbe continuare contrapponendo chi crede che le tecnologie favoriscano la scrittura collaborativa e l’espressione critica di sé a chi considera ciò che è scritto sul web unicamente come un insieme di scopiazzature riscopiazzabili, per un popolo di asini nonpensanti decerebrati ma dotati di dita abili con le microtastiere degli smartphone.

C’è chi pensa che il web sia potentissimo strumento per l’inclusione delle persone svantaggiate e chi crede che introduca uno svantaggio non tollerabile sul lavoro per chi “non è bravo con  il pc”.

C’è chi crede che in rete ci siano moltissime letture gratuite validissime e chi pensa che senza pagare non si possa trovare nulla di valido se non con ore di dispersivo vagabondaggio, sicuramente meno produttivo di un sano studio su un costoso manuale.

Non c’è nulla da fare: utopista convinta, mi ritrovo sempre nella colonna di sinistra. Ma non penso che sia solo perché assomiglio a don Chisciotte. Con un pizzico di presunzione per me, ma anche aprendo gli occhi quanto è necessario per riconoscere i meriti di tante persone che mi stanno intorno e con cui ho lavorato e lavoro costantemente su questi temi, devo proprio dire una cosa: il passaggio da una colonna all’altra non sta nelle tecnologie, ma nel nostro atteggiamento culturale.

Chi non vuole spendere le proprie energie per nulla che non sia già concordato, chi teme le sorprese che si possono avere sperimentando, chi lascia, forse anche per pigrizia, che ad emergere sia sempre il lato superficiale e fatuo della rete, difficilmente potrà permanere a lungo nella prima colonna. Occorre una grande volontà di entrare nel profondo, con consapevolezza,  per strade non del tutto tracciate: così si tiene viva la parte migliore della rete, solo così si promuove la cultura digitale.

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