Della memoria corta e delle false novità

Cito testualmente il comunicato stampa del MIUR:

Libri cartacei addio. Ancora un anno di tempo e nella scuola italiana entreranno solo libri digitali o nel formato misto. E’ stato firmato dal ministro Francesco Profumo il decreto ministeriale in materia di adozioni dei libri di testo. Tra le principali novità, la disposizione per i Collegi dei docenti di adottare, dall’anno scolastico 2014/2015, solo libri nella versione digitale o mista. Inizialmente, l’innovazione riguarderà le classi prima e quarta della scuola primaria, la classe prima della scuola secondaria di I grado, la prima e la terza classe della secondaria di II grado.

http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs260313

Letto il comunicato, storco il naso, strabuzzo gli occhi e penso: “sicuramente qualcuno se ne è accorto”.

Allora cerco di capire che cosa si scrive in rete. Questa la sintesi di Repubblica:

Il ministro dell’Istruzione firma un decreto sui testi scolastici che introduce importanti novità: obbligo di adottare volumi digitali o almeno con formato misto; meno spese per le famiglie; e per i docenti, possibilità di consultarli gratuitamente prima della scelta
http://www.repubblica.it/scuola/2013/03/26/news/libri_digitali_profumo_convince_gli_editori_e_calano_i_tetti_di_spesa_risparmi_per_100_euro-55400933/

Così dice il Corriere:

Passi avanti verso la scuola 2.0. Il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo ha firmato il decreto sulle adozioni dei libri di testo che prevede, dall’anno scolastico 2014/2015, solo manuali in versione digitale o mista.

http://ehibook.corriere.it/2013/03/27/scuola-2-0-dal-2014-solo-libri-digitali-o-misti/

E io penso: “possibile che nessuno lo sappia, che nessuno se lo ricordi”. Almeno su La Stampa un accenno ci fa capire che i giornalisti non sono così smemorati:

Addio ai libri cartacei. Ancora un anno di tempo e nella scuola italiana entreranno solo libri digitali o nel formato misto. Il ministro Francesco Profumo ha firmato il decreto ministeriale in materia di adozioni dei libri di testo e stavolta sembra che si faccia sul serio: tra le principali novità è la disposizione per i professori di adottare, dall’anno scolastico 2014/2015, solo libri nella versione digitale o mista.

http://www.lastampa.it/2013/03/26/blogs/diritto-di-cronaca/addio-ai-libri-solo-cartacei-a-scuola-sVBo5hNsyfRcx7kPCAvZfJ/pagina.html

Evviva, anche se nessuno lo cita, qualcuno sa che l’obbligo di adozione di libri non esclusivamente cartacei era già stato imposto, e per di più alle scuole di ogni ordine e grado, con precedenti disposizioni.

Se ne era parlato già per l’anno scolastico 2011/2012, con una sterzata finale (perché gli editori avevano subito iniziato a fare difficoltà) che aveva trasformato una disposizione contenuta nella finanziaria in un consiglio a procedere verso il digitale, con la premonizione di una sua obbligatorietà per il futuro. Questo infatti era uno dei vincoli per le adozioni indicati il 25 febbraio 2011:

la progressiva transizione ai libri di testo on line o in versione mista, tenendo presente
che a partire dall’anno scolastico 2012/2013 non potranno essere più utilizzati testi
esclusivamente a stampa;

http://2.flcgil.stgy.it/files/pdf/20110302/circolare-ministeriale-18-del-25-febbraio-2011-adozione-libri-di-testo-a.s.-2011-2012.pdf

Per l’a.s 2012/2013, come promesso, ci siamo trovati tutti, in tutte le scuole, a fare i conti con queste disposizioni:

Adozioni in forma mista
1. Le adozioni da effettuare nel corrente anno scolastico, a valere per il 2012/2013,
presentano una novità di assoluto rilievo, in quanto, come è noto, i libri di testo devono
essere redatti in forma mista (parte cartacea e parte in formato digitale) ovvero debbono
essere interamente scaricabili da internet. Pertanto, per l’anno scolastico 2012/2013 non
possono più essere adottati né mantenuti in adozione testi scolastici esclusivamente
cartacei.

http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/6378aafa-f585-4609-a817-b02ba57c3758/cm18_12.pdf

Certo, ci sono state insurrezioni di case editrici, resistenze di colleghi; anche se la forma mista è stata per lo più considerata come una buona scappatoia e adottata da molti con la riserva di usare i materiali online giusto  quella volta all’anno in cui i ragazzi sono stanchi o c’è un’ora di supplenza… Insomma, il rispetto formale ed esteriore di questa norma non è una novità, è già in essere ovunque. Leggere ora che sarà d’obbligo dal 2014 nelle classi prime ecc. ecc. a me non suona una novità, ma una vistosissima retromarcia!

Che cosa direste se nel 2012 vi avessero obbligato ad acquistare un’auto elettrica e ora vi dicessero: le auto elettriche dovranno essere obbligatoriamente acquistate nel 2014, ma solo da chi risiede in alcune province?

Manca, invece, quella che sarebbe stata la vera innovazione: un insieme di indicazioni serie alle scuole su come acquisire o gestire i dispositivi personali. Ad esempio:

  • un sistema di convenzioni per il noleggio e il comodato d’uso
  • un regolamento unificato e non vessatorio per l’uso dei pc, tablet o altri dispositivi di proprietà degli studenti
  • una chiara dichiarazione alle famiglie sulla funzione che in questo senso può avere il versamento dei cosiddetti contributi volontari che permetterebbero alle scuole di mantenere almeno aggiornate le infrastrutture esistenti, se non addirittura di fare nuovi acquisti. Su questi contributi è in atto negli ultimi anni una vera e propria campagna che invita le famiglie a non versarli, con conseguenze che sono facilmente intuibili
  • la risoluzione del problema dell’IVA, troppo spesso taciuto, per cui ai testi digitali si applica il 21% anziché il 4% imposto sui comuni testi cartacei ( http://daily.wired.it/news/politica/2013/03/27/libri-scuola-digitale-decreto-profumo-54312.html )

Questo tipo di novità avrebbe migliorato le scuole e reso più chiari i rapporti con le famiglie in merito allo studio digitale.

Certamente è più comodo fare un passo avanti e tre indietro, accontentando l’Associazione Italiana Editori, che soffia sul fuoco delle polemiche accusando il Ministero di caricare la spesa sulle famiglie. Come se gli editori avessero sfruttato poco le occasioni a loro disposizione per mungere i portafogli degli studenti, vendendo a tutti gli aderenti a Generazione Web Lombardia degli squallidi pdf superprotetti a prezzi quasi equivalenti a quelli dei testi cartacei.

Fortunatamente nelle dichiarazioni il ministro Profumo ci dà buoni spunti:

Secca la replica del ministro Profumo, che sulla necessità di innovare non ha dubbi. “Pensare che tutto debba essere messo a disposizione dalla scuola è utopia, serve invece un lavoro di squadra. Insomma se uno studente ha un tablet lo porti pure a scuola, come fosse un libro, e lo usi per studiare” aveva detto alcuni giorni fa. E difende il decreto contestato: “Grazie a questi provvedimenti gli studenti avranno la possibilità di utilizzare anche a scuola, e per obiettivi didattici, strumenti che già utilizzano diffusamente a casa, migliorando il livello delle competenze digitali dell’intera popolazione italiana”.

http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.cgi?ID=30459

Oltre alle dichiarazioni ci serve un impegno normativo, accompagnato da una formazione ai docenti che sia capillare, ben graduata, ben distribuita nell’arco dell’anno scolastico.

 

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7 thoughts on “Della memoria corta e delle false novità

  1. Giuste considerazioni Federica. Vorrei anche aggiungere che il Ministero dimentica spesso che per far funzionare centinaia di tablet in una scuola servono:
    - una rete interna efficiente, spesso da creare da zero
    - un colleagamento internet a banda veramente larga
    - personale tecnico per gestire la quantità industriale di devices collegati (dai sistemi di autenticazione/autorizzazione alla manutenzione della rete LAN e wi-fi)
    - formazione ad ogni livello (docenti in primis, ma anche studenti e tecnici).

    Nella mia scuola (1200 studenti) gli assistenti tecnici “informatici” sono due, come due erano ai tempi in cui al posto dei laboratori di informatica c’erano quelli di dattilografia.

    Qualche anno fa il ministero metteva a disposizione delle scuole una linea ADSL gratuita: in nome della spending review e della autonomia scolastica questa linea è stata tolta.

    Talvolta ho l’impressione che sull’innovazione a scuola vengano fatti solo proclami……..

  2. @ Fabrizio: La linea ADSL gratuita era una Fastwebnet cui molte scuole avevano già ringunciato in quanto troppo lenta, Ora è rimasta solo per gli Uffici Scolastici, ma è così debole che spesso e volentieri non riesco a caricare neppure una pagina in html di WordPress.

    @ Federica: a mio avviso il Ministero dovrebbe stabilire standard ineludibili per gli eBook:
    - formato;
    - lettori;
    - caratteristiche (possibilità di sottolineare, evidenziare, prendere appunti salvabili;
    - che non siano pdf “solo immagine” o comunque maldestre scannerizzazioni di libri di testo;
    - che dispongano di un sistema di segnalibri e di ricerca interna;
    - che paghino la stessa IVA delle edizioni cartacee.

    Alessandro – UST di Mantova

    1. @Alessandro
      Ma è così fondamentale avere i tablet a scuola? Io mi sto convincendo che dal punto di vista strettamente tecnico e didattico quello che è importante è la connessione reciproca (che si può avere anche in una banale laboratorio informatico, bypassando qualsiasi problema interno usando Goodle Drive o similia); dal punto di vista della produzione da parte dei ragazzi, è molto più comodo lavorare con un computer tradiziona /notebook. La presentazione viene senza dubbio meglio col tablet: per lo studio, aspettiamo i risultati del lavoro bardi-pennarola.

  3. Analisi lucida e rispettosa della memoria, Federica.
    Aggiungo solo due appunti-spunti:

    - mancano ancora riferimenti espliciti sulle caratteristiche di accessibilità, a meno che siano implicitamente già contenuti nel decreto firmato dal ministro il 20 marzo http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs200313bis;

    - qualche dubbio sulla formazione gestita centralmente. A mio avviso dovrebbe sempre essere di più gestita autonomamente, e con risorse assegnate ed effettive, dalle scuole singolarmente o in rete. Assegnate le risorse, vedrei bene l’attivazione di sistemi di controllo e rendocontazione pubblici e trasparenti, nonché il vincolo del deposito di tutti i materiali di formazione in apposita area pubblica del sito della scuola o, comunque, in ambienti social a libero accesso. Anche questi materiali devono essere concepiti come “open data” della conoscenza, a disposizione della collettività, benché personalizzati secondo necessità.
    In altri termini: risparmio + efficacia + condivisione delle conoscenze + reponsabilià dirigenziale nell’approntamento di piani di formazione davvero utili e trasparenti.

    1. Concordo in pieno sulle modalità di formazione “open”.

      Vorrei sottolinare comunque che PRIMA di riempire l’istituto di tablet la scuola deve essere ORGANIZZATA/FORMATA sia dal punto di vista tecnico che didattico.

      Nel caso di generazione Web avrei trovato più oculato (anche se meno “di scena”) distribuire i tablet (o dare 400 euro per prenderne uno a basso costo) ad ogni docente: tempo un anno e moltissimi docenti avrebbero reimpostato la didattica sul nuovo strumento; le scuole avrebbero inoltre automaticamente risolto il problema della compilazione del registro elettronico senza dover far usare il PC di classe (un pc lasciato a disposizione di tutti per me rimane un PC insicuro).

      L’anno successivo si poteva lavorare sul fronte degli studenti con maggior efficacia.

      1. Condivido tutte le vostre osservazioni: purtroppo la vera novità è tutta da costruire, sia sul fronte dell’infrastruttura, sia su quello dei requisiti di usabilità e accessibilità, sia sul versante delle metodologie didattiche diffuse.

  4. sono perfettamente d’accordo con te, federica. a mio avviso, non si può sperare che le case editrici, autonomamente, introducano i cambiamenti necessari: semplicemente, non sanno come fare soldi con le ICTs e quindi propongono cose inusabili (tipo i PDF incopiabili e non stampabili che citi tu). Penso però che le nuove tecnologie aprano davvero la possibilità di un cambiamento dal basso, ossia dai docenti. Il senso del mio esperimento con “La filosofia del Mediterraneo” edita in print on demand da Ledizioni, collegata al sito Il filo Arianna, è proprio una proposta in questo senso. Il manuale cartaceo ha un numero ISBN: è una adozione a tutti gli effetti e scavalca così tutte le obiezioni che possono venire dagli editori e da quei docenti un po’ immobilisti che si trovano in tutte le scuole. Ma allo stesso tempo è collegato a filo doppio col sito, dove si trovano tutte le implementazioni necessarie (anche sfruttando una accurata selezione dei contenuti in rete): e l’obiettivo è ottenere da parte degli studenti i famosi quaderni dispensa che in realtà sono a tutti gli effetti dei libri “loro” (tanto è vero che se volessero potrebbero a loro volta stamparli in print on demand). I tablet servono ma solo come presentazione del lavoro finito. Io aspetto con molta curiosità i risultati dell’esperimento Bardi_pennarola sull’utilità effettiva dei table per studiare da parte degli studenti (non dei professori). IO adesso mi sto facendo mandare i lavori dei ragazzi in pdf e li scarico direttamente sul mio samsun 10′, e devo ammettere che è molto comodo. fatemi sapere cosa ne pensate… a presto!
    Martino

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