Tra il cerchio e la botte il digitale non si ferma

Un colpo al cerchio e uno alla botte… La patata bollente del libro di testo digitale è questione non facile da gestire dalle parti del MIUR, e lo possiamo ben capire noi insegnanti che con questi strumenti ci confrontiamo da anni, cercando di conciliare competenze e passioni tecnologiche con pratica e esperienza didattica.

In questi giorni sono stati espressi i pareri più disparati sul decreto del ministro Carrozza e sul relativo allegato tecnico.

Ovviamente, ho letto, ritwittato, commentato e condiviso in primo luogo le opinioni di amici, come Noa Carpignano e Roberto Scano. Seguo da sempre con estremo interesse le dichiarazioni su questi argomenti del guru Paolo Ferri. E questo elenco si potrebbe allungare senza dubbio.

Poi, giusto per non arrampicarmi troppo sulle spalle dei giganti, ho preso nelle mani il testo del decreto e l’allegato tecnico, ovviamente in formato digitale pdf scarabocchiabile, giusto per sentirmi almeno un po’ coerente.

La prima reazione al decreto, lo confesso, è stata di timore; non è un bella prospettiva, infatti, dopo anni di impegno per far capire ai colleghi il valore del testo digitale (con le potenzialità che in esso si potrebbero esprimere), prefigurarsi i sorrisini dei “da-sempre-scettici”, di quelli che “figurati-se-lo-facciamo” e soprattutto dei “te-l’avevo-detto-che-sprecavi-il-tuo-tempo”.  La percezione, nell’immediato nettissima, del rinvio rispetto alle scadenze fissate da Profumo, alimentava la spiacevole impressione di un tradimento dell’agenda digitale.

Ma, per fortuna, la lettura dell’allegato tecnico apre il cuore degli insegnanti appassionati di tecnologie a ben altre sublimi aspirazioni.

Corretta e degna di elogio l’accurata sintesi di Scano, che ci ricorda quanto tempo abbiamo già concesso agli editori negli scorsi anni per produrre  qualcosa di valido sul piano tecnico (con la dovuta attenzione all’accessibilità) e didattico.

Ammirevole la concretezza di Noa Carpignano, che è tra gli editori sicuramente una punta avanzata e più di tutti conosce le difficoltà di interazione con la concorrenza.

Eppure, che fascino quel sogno che si delinea tra le righe, di una interazione tra contenuti miei e degli editori, dei miei ragazzi che trovano risorse di vario tipo e di tutte le materie in piattaforme aperte e interoperabili! Ora abbiamo già tre account a testa in classe prima e sono solo le prime settimane di scuola…

Ecco, l’allegato tecnico mi fa sognare una scuola in cui lavorare con i ragazzi, farli collaborare, rielaborare, ricercare, condividere e interagire, sarà semplice e immediato. Una classe in cui i genitori seguono le meraviglie che i ragazzi sanno gestire nella rete e in cui nessun contenuto è veicolato da un solo medium, rigido e autoritario, ma regnano sovrane la personalizzazione, la varietà degli strumenti e l’autorevolezza che nasce dallo sviluppo di competenze in tutti i soggetti coinvolti nel processo didattico.

Questa prospettiva mi fa comunque sperare che, dopo il contentino del rinvio concesso agli editori, nessuno mi potrà dire sarcasticamente che il nostro ministro e il suo staff non pensano alla scuola del futuro. La didattica che si prefigura in quel contesto è accattivante, attiva, inclusiva e ricca. Nessuno potrà dire ai colleghi con cui ho condiviso tante battaglie (e a me) che fino ad ora abbiamo sprecato le forze, perché è proprio per arrivare a una scuola così che abbiamo cominciato a studiare e a sperimentare.

Il sogno del digitale continua…

 

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