Digital Champion: anno nuovo, incarico nuovo

“Digital champion” può sembrare a molti un appellativo che risente troppo di una certa retorica anglofona da marketing e come tale può suscitare anche diffidenza, se non addirittura qualche resistenza. Occorre quindi che ne chiariamo l’origine e il significato, prima ancora di parlare di persone e dei loro progetti.
Innanzitutto, il nome è in inglese non per vezzi esterofili all’italiana, ma perché così stabilito a livello europeo: più precisamente, è una carica istituita dall’Unione Europea nel 2012 . Come si spiega anche sul sito digitalchampions.it , il digital champion è una sorta di ambasciatore dell’innovazione, presente quasi in ogni paese dell’Unione. In Italia il digital champion nazionale è Riccardo Luna, giornalista noto principalmente come direttore della rivista Wired Italia. Nel nostro paese si è deciso, a partire da questa personalità, di creare una sorta di rete di innovatori, diffondendo lo spirito e anche la carica di digital champion sul territorio. Sono state quindi effettuate via web le raccolte delle candidature e le selezioni dei volontari, appassionati di tecnologia, incaricati di diffondere in ogni comune la cultura digitale.
In tutto si arriverà a più di 8000 nomi, uno per comune; apparentemente tanti e io spero abbastanza da sostenersi a vicenda, perché il ruolo non è semplice.
In molte città (e Voghera non fa eccezione) occorre lavorare seriamente per dare un contributo alla costruzione del futuro, che inevitabilmente passerà attraverso la crescente digitalizzazione e la necessità di rendere effettive ed efficaci le dinamiche dell’innovazione, dell’inclusione e della trasparenza che possono derivare da un uso costante e consapevole della tecnologia.
Questo significa essere vicini alle istituzioni e ai cittadini, supportando e stimolando il cambiamento, aiutando gli incerti e i dubbiosi, contribuendo ad informare chi non si sente preparato. Una sfida al limite dell’impossibile, se si considera che il digital champion non solo non è retribuito, ma non ha neppure uno staff e un budget.
A chi si chiede e si chiederà per quale motivo ho scelto di candidarmi ad un incarico tanto anomalo posso fornire soltanto una risposta: perché ci credo. Sono convinta, cioè, che sia utile alla comunità e, dal momento che sto svolgendo da oltre un decennio un ruolo simile nel mondo della scuola, posso provare a tendere una mano anche alla cittadinanza, là dove servirà.
Per inaugurare quello che mi auguro sarà un percorso verso l’innovazione, il prezioso supporto di amici, colleghi e della mia tecnologica famiglia mi ha permesso di iniziare da dove sono partita, cioè dalle nuove generazioni e dalla scuola: con loro ho organizzato un CoderDojo, cioè un incontro gratuito per insegnare ai ragazzini (dai 7 ai 14 anni) a programmare. Tutte le informazioni si trovano su https://coderdojovoghera.wordpress.com . Per ora i biglietti (rigorosamente digitali e gratuiti) stanno letteralmente andando a ruba e credo che in uno dei prossimi numeri del giornale tornerò a raccontarvi com’è andata e quali altre iniziative potremo mettere in cantiere.

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