Il problem solving nel XXI secolo (sottotitolo: Twitter, ti amo!)

Aneddoto giornaliero su cui si potrebbero fare tante interessanti riflessioni.

Acquisto in mattinata biglietto Trenitalia online, pago con Paypal, ricevo mail di conferma dell’acquisto.

Sembra tutto normale, finché non apro la mail, che non contiene come al solito il pdf del biglietto da stampare o visualizzare all’eventuale controllore.

Parto tra un’ora: panico!

Che fare? Cerco affannosamente link nell’ultima pagina visitata (quella di conferma emissione).

L’italianissimo spirito della lamentela è lì che sta per farsi sentire. MA…

Non voglio, dato che sono sempre più convinta che l’Italia abbia bisogno di spirito costruttivo, darmi al vezzo preferito dei miei concittadini.

Ci sarebbero, ora, almeno due soluzioni ovvie, prima dell’invettiva:

Già ho detto però che devo partire con urgenza, per un impegno che mi prende, mentre sto ancora smaltendo lavoro arretrato… ecc. ecc. In pratica sono l’esempio tipico di donna sotto stress.

Prendo il telefono e penso al benefico apporto degli amici: e dove abbiamo più amici se non sui social?

Twitto:

#trenitalia#biglietti#online Non si genera il pdf! Come segnalare a chi di dovere?

Con un aiuto provvidenziale di Roberto Scano, scopro che esiste @LeFrecce.

Risposta in meno di un minuto! Biglietti pronti da stampare in area riservata…

Grazie a Twitter! Grazie a LeFrecce che fa assistenza anche via Twitter, e risolve i miei attacchi di panico.

E per chi non ha Twitter? Con più calma e meno frenesia di me, può trovare tutti i numeri utili!

Morale della favola numero 1: amo Twitter, sempre di più.

Morale della favola numero 2: quando siamo noi ad essere sotto stress, dovremmo sempre chiederci se è proprio il mondo che va storto o siamo noi che lo stiamo guardando dalla parte sbagliata.

 

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Tra il cerchio e la botte il digitale non si ferma

Un colpo al cerchio e uno alla botte… La patata bollente del libro di testo digitale è questione non facile da gestire dalle parti del MIUR, e lo possiamo ben capire noi insegnanti che con questi strumenti ci confrontiamo da anni, cercando di conciliare competenze e passioni tecnologiche con pratica e esperienza didattica.

In questi giorni sono stati espressi i pareri più disparati sul decreto del ministro Carrozza e sul relativo allegato tecnico.

Ovviamente, ho letto, ritwittato, commentato e condiviso in primo luogo le opinioni di amici, come Noa Carpignano e Roberto Scano. Seguo da sempre con estremo interesse le dichiarazioni su questi argomenti del guru Paolo Ferri. E questo elenco si potrebbe allungare senza dubbio.

Poi, giusto per non arrampicarmi troppo sulle spalle dei giganti, ho preso nelle mani il testo del decreto e l’allegato tecnico, ovviamente in formato digitale pdf scarabocchiabile, giusto per sentirmi almeno un po’ coerente.

La prima reazione al decreto, lo confesso, è stata di timore; non è un bella prospettiva, infatti, dopo anni di impegno per far capire ai colleghi il valore del testo digitale (con le potenzialità che in esso si potrebbero esprimere), prefigurarsi i sorrisini dei “da-sempre-scettici”, di quelli che “figurati-se-lo-facciamo” e soprattutto dei “te-l’avevo-detto-che-sprecavi-il-tuo-tempo”.  La percezione, nell’immediato nettissima, del rinvio rispetto alle scadenze fissate da Profumo, alimentava la spiacevole impressione di un tradimento dell’agenda digitale.

Ma, per fortuna, la lettura dell’allegato tecnico apre il cuore degli insegnanti appassionati di tecnologie a ben altre sublimi aspirazioni.

Corretta e degna di elogio l’accurata sintesi di Scano, che ci ricorda quanto tempo abbiamo già concesso agli editori negli scorsi anni per produrre  qualcosa di valido sul piano tecnico (con la dovuta attenzione all’accessibilità) e didattico.

Ammirevole la concretezza di Noa Carpignano, che è tra gli editori sicuramente una punta avanzata e più di tutti conosce le difficoltà di interazione con la concorrenza.

Eppure, che fascino quel sogno che si delinea tra le righe, di una interazione tra contenuti miei e degli editori, dei miei ragazzi che trovano risorse di vario tipo e di tutte le materie in piattaforme aperte e interoperabili! Ora abbiamo già tre account a testa in classe prima e sono solo le prime settimane di scuola…

Ecco, l’allegato tecnico mi fa sognare una scuola in cui lavorare con i ragazzi, farli collaborare, rielaborare, ricercare, condividere e interagire, sarà semplice e immediato. Una classe in cui i genitori seguono le meraviglie che i ragazzi sanno gestire nella rete e in cui nessun contenuto è veicolato da un solo medium, rigido e autoritario, ma regnano sovrane la personalizzazione, la varietà degli strumenti e l’autorevolezza che nasce dallo sviluppo di competenze in tutti i soggetti coinvolti nel processo didattico.

Questa prospettiva mi fa comunque sperare che, dopo il contentino del rinvio concesso agli editori, nessuno mi potrà dire sarcasticamente che il nostro ministro e il suo staff non pensano alla scuola del futuro. La didattica che si prefigura in quel contesto è accattivante, attiva, inclusiva e ricca. Nessuno potrà dire ai colleghi con cui ho condiviso tante battaglie (e a me) che fino ad ora abbiamo sprecato le forze, perché è proprio per arrivare a una scuola così che abbiamo cominciato a studiare e a sperimentare.

Il sogno del digitale continua…

 

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Vozme: un’aggiunta a questo sito

Conoscete vozme? Si tratta di un plugin che legge con sintesi vocale il contenuto dei post in un sito wordpress.

Potete osservare la sua aggiunta sotto ogni post: è un’icona di altoparlate con un link accanto. Con un clic su questo link verrete rimandati a una pagina che trasforma il post in mp3 che potete ascoltare in streaming o scaricare.

L’ho visto (e sentito) su www.pavonerisorse.it e l’ho subito provato anche sul mio sito personale. La voce maschile di default in italiano non è proprio chiarissima, secondo me, ma forse ci si può lavorare.
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Twitter con gli studenti

Il 13 marzo, nella sala dei 500 del palazzo della Regione Lombardia,  ho presentato con un gruppo di studenti la nostra idea di didattica con i social network, nell’ambito dei percorsi di educazione alla cittadinanza dell’USR Lombardia. In piena coerenza con quanto andavamo affermando, i ragazzi hanno usato twitter per diffondere le frasi che più li hanno colpiti dei vari interventi della giornata: un bel modo per incentivare la loro attenzione e per promuovere la capacità di sintesi, no?

Altra documentazione dell’evento su http://lnx.liceogalilei.org/studenti-che-hanno-raccontato-le-loro-esperienze-di-didattica-social.html

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Proviamo a fare la conta…

A questo MOOC che inizia con il suggestivo titolo

Insegnare Apprendere Mutare

si sono iscritti in 400: http://wp.me/p9DvD-1WD

Bene, in 300 non mi sarebbe piaciuto e avrei fatto ampi scongiuri, nel timore che i renitenti alle nuove frontiere della didattica potessero essere una specie di esercito persiano. E poi non conosco bene Andreas Formiconi, ma mi spiacerebbe che gli toccasse la parte di Leonida, per quanto gloriosa.

Quindi cominciamo sotto i migliori auspici e… contiamoci. Fra i miei contatti sui vari social network chi rientra nel numero dei 400?

 

 

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Della memoria corta e delle false novità

Cito testualmente il comunicato stampa del MIUR:

Libri cartacei addio. Ancora un anno di tempo e nella scuola italiana entreranno solo libri digitali o nel formato misto. E’ stato firmato dal ministro Francesco Profumo il decreto ministeriale in materia di adozioni dei libri di testo. Tra le principali novità, la disposizione per i Collegi dei docenti di adottare, dall’anno scolastico 2014/2015, solo libri nella versione digitale o mista. Inizialmente, l’innovazione riguarderà le classi prima e quarta della scuola primaria, la classe prima della scuola secondaria di I grado, la prima e la terza classe della secondaria di II grado.

http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs260313

Letto il comunicato, storco il naso, strabuzzo gli occhi e penso: “sicuramente qualcuno se ne è accorto”.

Allora cerco di capire che cosa si scrive in rete. Questa la sintesi di Repubblica:

Il ministro dell’Istruzione firma un decreto sui testi scolastici che introduce importanti novità: obbligo di adottare volumi digitali o almeno con formato misto; meno spese per le famiglie; e per i docenti, possibilità di consultarli gratuitamente prima della scelta
http://www.repubblica.it/scuola/2013/03/26/news/libri_digitali_profumo_convince_gli_editori_e_calano_i_tetti_di_spesa_risparmi_per_100_euro-55400933/

Così dice il Corriere:

Passi avanti verso la scuola 2.0. Il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo ha firmato il decreto sulle adozioni dei libri di testo che prevede, dall’anno scolastico 2014/2015, solo manuali in versione digitale o mista.

http://ehibook.corriere.it/2013/03/27/scuola-2-0-dal-2014-solo-libri-digitali-o-misti/

E io penso: “possibile che nessuno lo sappia, che nessuno se lo ricordi”. Almeno su La Stampa un accenno ci fa capire che i giornalisti non sono così smemorati:

Addio ai libri cartacei. Ancora un anno di tempo e nella scuola italiana entreranno solo libri digitali o nel formato misto. Il ministro Francesco Profumo ha firmato il decreto ministeriale in materia di adozioni dei libri di testo e stavolta sembra che si faccia sul serio: tra le principali novità è la disposizione per i professori di adottare, dall’anno scolastico 2014/2015, solo libri nella versione digitale o mista.

http://www.lastampa.it/2013/03/26/blogs/diritto-di-cronaca/addio-ai-libri-solo-cartacei-a-scuola-sVBo5hNsyfRcx7kPCAvZfJ/pagina.html

Evviva, anche se nessuno lo cita, qualcuno sa che l’obbligo di adozione di libri non esclusivamente cartacei era già stato imposto, e per di più alle scuole di ogni ordine e grado, con precedenti disposizioni.

Se ne era parlato già per l’anno scolastico 2011/2012, con una sterzata finale (perché gli editori avevano subito iniziato a fare difficoltà) che aveva trasformato una disposizione contenuta nella finanziaria in un consiglio a procedere verso il digitale, con la premonizione di una sua obbligatorietà per il futuro. Questo infatti era uno dei vincoli per le adozioni indicati il 25 febbraio 2011:

la progressiva transizione ai libri di testo on line o in versione mista, tenendo presente
che a partire dall’anno scolastico 2012/2013 non potranno essere più utilizzati testi
esclusivamente a stampa;

http://2.flcgil.stgy.it/files/pdf/20110302/circolare-ministeriale-18-del-25-febbraio-2011-adozione-libri-di-testo-a.s.-2011-2012.pdf

Per l’a.s 2012/2013, come promesso, ci siamo trovati tutti, in tutte le scuole, a fare i conti con queste disposizioni:

Adozioni in forma mista
1. Le adozioni da effettuare nel corrente anno scolastico, a valere per il 2012/2013,
presentano una novità di assoluto rilievo, in quanto, come è noto, i libri di testo devono
essere redatti in forma mista (parte cartacea e parte in formato digitale) ovvero debbono
essere interamente scaricabili da internet. Pertanto, per l’anno scolastico 2012/2013 non
possono più essere adottati né mantenuti in adozione testi scolastici esclusivamente
cartacei.

http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/6378aafa-f585-4609-a817-b02ba57c3758/cm18_12.pdf

Certo, ci sono state insurrezioni di case editrici, resistenze di colleghi; anche se la forma mista è stata per lo più considerata come una buona scappatoia e adottata da molti con la riserva di usare i materiali online giusto  quella volta all’anno in cui i ragazzi sono stanchi o c’è un’ora di supplenza… Insomma, il rispetto formale ed esteriore di questa norma non è una novità, è già in essere ovunque. Leggere ora che sarà d’obbligo dal 2014 nelle classi prime ecc. ecc. a me non suona una novità, ma una vistosissima retromarcia!

Che cosa direste se nel 2012 vi avessero obbligato ad acquistare un’auto elettrica e ora vi dicessero: le auto elettriche dovranno essere obbligatoriamente acquistate nel 2014, ma solo da chi risiede in alcune province?

Manca, invece, quella che sarebbe stata la vera innovazione: un insieme di indicazioni serie alle scuole su come acquisire o gestire i dispositivi personali. Ad esempio:

  • un sistema di convenzioni per il noleggio e il comodato d’uso
  • un regolamento unificato e non vessatorio per l’uso dei pc, tablet o altri dispositivi di proprietà degli studenti
  • una chiara dichiarazione alle famiglie sulla funzione che in questo senso può avere il versamento dei cosiddetti contributi volontari che permetterebbero alle scuole di mantenere almeno aggiornate le infrastrutture esistenti, se non addirittura di fare nuovi acquisti. Su questi contributi è in atto negli ultimi anni una vera e propria campagna che invita le famiglie a non versarli, con conseguenze che sono facilmente intuibili
  • la risoluzione del problema dell’IVA, troppo spesso taciuto, per cui ai testi digitali si applica il 21% anziché il 4% imposto sui comuni testi cartacei ( http://daily.wired.it/news/politica/2013/03/27/libri-scuola-digitale-decreto-profumo-54312.html )

Questo tipo di novità avrebbe migliorato le scuole e reso più chiari i rapporti con le famiglie in merito allo studio digitale.

Certamente è più comodo fare un passo avanti e tre indietro, accontentando l’Associazione Italiana Editori, che soffia sul fuoco delle polemiche accusando il Ministero di caricare la spesa sulle famiglie. Come se gli editori avessero sfruttato poco le occasioni a loro disposizione per mungere i portafogli degli studenti, vendendo a tutti gli aderenti a Generazione Web Lombardia degli squallidi pdf superprotetti a prezzi quasi equivalenti a quelli dei testi cartacei.

Fortunatamente nelle dichiarazioni il ministro Profumo ci dà buoni spunti:

Secca la replica del ministro Profumo, che sulla necessità di innovare non ha dubbi. “Pensare che tutto debba essere messo a disposizione dalla scuola è utopia, serve invece un lavoro di squadra. Insomma se uno studente ha un tablet lo porti pure a scuola, come fosse un libro, e lo usi per studiare” aveva detto alcuni giorni fa. E difende il decreto contestato: “Grazie a questi provvedimenti gli studenti avranno la possibilità di utilizzare anche a scuola, e per obiettivi didattici, strumenti che già utilizzano diffusamente a casa, migliorando il livello delle competenze digitali dell’intera popolazione italiana”.

http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.cgi?ID=30459

Oltre alle dichiarazioni ci serve un impegno normativo, accompagnato da una formazione ai docenti che sia capillare, ben graduata, ben distribuita nell’arco dell’anno scolastico.

 

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Pearltrees, sempre bello per cominciare

Quando parlo a platee di colleghi in cui vedo che molti sono gli incerti e i timorosi della rete, quelli che esitano (con più che motivate preoccupazioni, in genere) a sguinzagliare liberamente i proprio allievi nel grande mare del web, comincio sempre da qui: www.pearltrees.com

Gratuito, abbastanza intuitivo, non richiede un dispendio enorme di tempo ed energie per impostare un lavoro di ricerca guidata o una lezione interattiva con LIM, pc e/o tablet.

Qui si trova una guidina veloce che ho realizzato per Generazione Web Lombardia: http://www.istruzione.lombardia.gov.it/mantova/materiali-per-la-formazione-generazione-web-lombardia/ 

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Prospettive antitetiche sulla cultura digitale, chi avrà ragione?

[Hand and Sandywell (2002), tradotto da me al volo, spero non troppo male]

Prospettive utopiche Prospettive distopiche
Le tecnologie informatiche, basate sul calcolo elettronico, possiedono intrinsecamente la proprietà di diffondere la democrazia. Internet e il web sono mondi autonomi dotati di per sé di una struttura e di principi fondanti democratici. Le tecnologie informatiche, basate sul calcolo elettronico, possiedono intrinsecamente la proprietà di diffondere anti-democrazia. Internet e il web sono mondi autonomi dotati di per sé di una struttura e di principi fondanti antidemocratici.
Le tecnologie informatiche sono di per sé neutrali, ma inevitabilmente finiscono per rendere più neutrali le forze che su scala mondiale creano, trasferiscono, diffondono informazione. Le tecnologie informatiche sono di per sé neutrali, ma inevitabilmente finiscono per favorire forze anti democratiche ( la proprietà di hardware e software equivale a un controllo antidemocratico).
La Cyber-politica svolge essenzialmente un compito pragmatico e strumentale in ordine all’estendere il più possibile l’accesso del pubblico all’hardware e al software thought to exhaustively define the technology in question. La Cyber-politica porta agli estremi gli effetti antidemocratici della tecnologia.

La tabella che ho riportato sopra è uno dei primi materiali che mi trovo di fronte in un corso MOOC, precisamente edcmooc che già dalle prime righe mi conquista.

Vedere le antitesi che si esprimono nel popolo degli insegnanti e studenti che si incontrano ( e in qualche caso si scontrano anche poco teneramente) con le tecnologie fa da tempo parte del mio vissuto quotidiano. Tuttavia, essendo la mia indole tendenzialmente utopica, ammetto candidamente di non aver mai dato troppo peso ai distopici proclami di pericolosità della cultura in rete.

In ambito strettamente scolastico, del resto, la tabella potrebbe continuare contrapponendo chi crede che le tecnologie favoriscano la scrittura collaborativa e l’espressione critica di sé a chi considera ciò che è scritto sul web unicamente come un insieme di scopiazzature riscopiazzabili, per un popolo di asini nonpensanti decerebrati ma dotati di dita abili con le microtastiere degli smartphone.

C’è chi pensa che il web sia potentissimo strumento per l’inclusione delle persone svantaggiate e chi crede che introduca uno svantaggio non tollerabile sul lavoro per chi “non è bravo con  il pc”.

C’è chi crede che in rete ci siano moltissime letture gratuite validissime e chi pensa che senza pagare non si possa trovare nulla di valido se non con ore di dispersivo vagabondaggio, sicuramente meno produttivo di un sano studio su un costoso manuale.

Non c’è nulla da fare: utopista convinta, mi ritrovo sempre nella colonna di sinistra. Ma non penso che sia solo perché assomiglio a don Chisciotte. Con un pizzico di presunzione per me, ma anche aprendo gli occhi quanto è necessario per riconoscere i meriti di tante persone che mi stanno intorno e con cui ho lavorato e lavoro costantemente su questi temi, devo proprio dire una cosa: il passaggio da una colonna all’altra non sta nelle tecnologie, ma nel nostro atteggiamento culturale.

Chi non vuole spendere le proprie energie per nulla che non sia già concordato, chi teme le sorprese che si possono avere sperimentando, chi lascia, forse anche per pigrizia, che ad emergere sia sempre il lato superficiale e fatuo della rete, difficilmente potrà permanere a lungo nella prima colonna. Occorre una grande volontà di entrare nel profondo, con consapevolezza,  per strade non del tutto tracciate: così si tiene viva la parte migliore della rete, solo così si promuove la cultura digitale.

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Insegnanti e video: odio/amore?

Questo collega del Colorado ci mostra i vantaggi dell’utilizzo di lezioni filmate: sembra molto convinto e i suoi studenti sono molto disinvolti, di una disinvoltura che forse farà arricciare il naso a molti colleghi italiani. Comunque, il collega statunitense ci ricorda che il video è un ottimo strumento per il recupero degli studenti più fragili, che possono memorizzare e risentire più volte.

In effetti, quando mi capita di fare sondaggi tra docenti che partecipano a formazione su didattica e tecnologie, scopro che youtube è sempre lo strumento del web più usato a scuola. Un risultato paradossale, se pensiamo che non è né il più semplice da usare, perché richiede ricerche e selezioni attente, né quello che dà i migliori risultati in termini di prestazioni sulle nostre povere e spartane reti scolastiche. Inoltre è sicuramente il meno adatto all’uso in classe se pensiamo alla quantità di pubblicità invasiva che contiene.

Certo, far vedere filmati è accattivante e youtube mette a disposizione senza bisogno di procedure di acquisto una ricchezza di materiali che vanno a sostituire quella che un tempo era la videocassetta, poi è stato il cd video o audio.

Non sono in molti, però, a ritenere utile mettere se stessi e le proprie lezioni in formato video. Modestia, timidezza, timore di non essere mai abbastanza accurati e precisi: questi i possibili freni.

Del resto, che una lezione filmata superi veramente il giudizio severo di un prof non è così facile. Nei confronti di un progetto come http://www.oilproject.org/ , ad esempio, molti colleghi avanzano riserve; qualche volta si tratta di contestazioni dei contenuti, ma più spesso siamo di fronte proprio ad un’avversione metodologica. Il buon docente, infatti, non misura solo la qualità del discorso o della fonte, ma anche la possibilità di interagire, di stimolare il senso critico, di non limitarsi al concetto di produzione e riproduzione. Un video potrebbe essere molto utile per stimolare nuovi processi, ma a condizione che sia ben usato e non semplicemente inteso come supporto per la riproduzione in serie di ciò che l’insegnante normalmente dice per un numero limitato di volte.

La sfida posta dallo strumento, ancora una volta, è strettamente correlata a scelte didattiche che il docente deve fare, valutando caso per caso, misurando con la sua professionalità i propri passi, mettendo in atto strategie, configurando percorsi.

 

 

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Didattica o tecnomagia?

Dubbi, ma anche soluzioni e risorse per gli insegnanti della scuola di oggi e di domani

Il contesto

Quasi quotidianamente diversi mezzi d’informazione, dichiarazioni più o meno formali del ministro e azioni degli uffici scolastici periferici prospettano agli insegnanti la necessità di rinnovare la scuola con una massiccia adozione di tecnologie e una digitalizzazione il più possibile spinta.

Genitori e studenti ascoltano e osservano con un misto di speranza e incertezze.

I docenti hanno reazioni contrastanti, nessuna delle quali immotivata.

Da un lato, c’è chi fa prevalere le considerazioni di ordine pratico, prima fra tutte la scarsità di fondi, che costringe spesso ad operare con tecnologie a basso costo, volontariato tecnico degli insegnanti, ripieghi che salvino efficienza e sicurezza senza intaccare troppo il bilancio. Soluzioni che spesso non sono le più fruibili e semplici per i colleghi digiuni di informatica.

D’altro canto, i più timorosi, vedono i nuovi strumenti come possibile fonte di una perdita di tempo, di un disturbo rispetto all’ideale della lezione come la pensano loro, come l’hanno sempre fatta.

Poi ci sono gli entusiasti, gli ottimisti, i curiosi delle novità, con tante idee e la difficoltà quotidiana di far quadrare i conti delle ore e del numero di valutazioni quadrimestrali programmato.

Le reali necessità

Anche se i messaggi più o meno espliciti delle fonti di informazione sembrano orientare verso una rivoluzione, la scuola necessita piuttosto di un’ innovazione che sia nello stesso tempo valorizzazione delle sue buone pratiche consolidate e apertura al mondo esterno che ne faccia un organismo meno autoreferenziale. In parole più semplici: non dobbiamo cambiare la qualità del nostro insegnamento, ma pensare di rendere quella qualità una risorsa effettiva per la società, piuttosto che una dimostrazione di efficienza interna al nostro ambiente.

Ci devono spingere in questa direzione i segnali di disagio che con attenzione vediamo dentro e oltre le mura delle scuole: difficoltà degli studenti a muoversi autonomamente dopo il diploma, demotivazione durante il percorso scolastico, tensioni individuali e familiari di chi non comprende le regole di una scuola che sembra parlare più al passato o al presente che al futuro.

Di fronte a queste necessità la tecnologia offre alcuni strumenti (non certo gli unici) per rendere la scuola più simile alla vita di studio, di lavoro, di ricerca che può attendere i nostri ragazzi.

Le opportunità

Per fortuna, nonostante le molte necessità, i pochi mezzi e le numerose incertezze, insegnanti, studenti e famiglie non sono mai lasciati a sé .

Il loro appartenere a una comunità garantisce sostegno, e non poco. Un esempio è quello di “Porte aperte sul web”, che in anni di attività volontaria di bravi insegnanti è riuscita ad offrire – e continua a farlo – un aiuto molto concreto alle scuole che devono costruire siti web, offrire servizi online, digitalizzare i propri documenti. Un sostegno gratuito, a differenza delle numerose proposte commerciali che ogni giorno inondano le segreterie.

Molti enti e associazioni offrono corsi per docenti. Ad esempio, il “Centro studi Impara digitale” propone una metodologia didattica attiva, che valorizza lo sviluppo di competenze accanto alle tradizionali dinamiche di ripetizione e riproduzione di conoscenze.

Anche le istituzioni scolastiche si stanno attivando. Il Liceo Galilei ha scelto di proporre dei seminari di riflessione sui principali strumenti, ma anche sulle pratiche didattiche concrete. Poche ore, mirate, per offrire una condivisione di esperienze che possa arricchire e rassicurare. Dai tablet alle LIM, dalle risorse online alle aule virtuali in un percorso che, pur partendo da una formazione tecnica che porti a conoscere gli strumenti, deve concludersi con riflessioni sull’apprendimento, per rispondere alla fatidica domanda: come possono imparare meglio i nostri studenti?

E il docente, da professionista, non può che rispondersi con un richiamo al fondamento della propria didattica, con una ricerca di ciò che non è magia di oggetti tecnologici, ma potenziamento innovativo del suo stile di insegnamento e dello stile cognitivo dei suoi allievi.

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