Insegnanti e video: odio/amore?

Questo collega del Colorado ci mostra i vantaggi dell’utilizzo di lezioni filmate: sembra molto convinto e i suoi studenti sono molto disinvolti, di una disinvoltura che forse farà arricciare il naso a molti colleghi italiani. Comunque, il collega statunitense ci ricorda che il video è un ottimo strumento per il recupero degli studenti più fragili, che possono memorizzare e risentire più volte.

In effetti, quando mi capita di fare sondaggi tra docenti che partecipano a formazione su didattica e tecnologie, scopro che youtube è sempre lo strumento del web più usato a scuola. Un risultato paradossale, se pensiamo che non è né il più semplice da usare, perché richiede ricerche e selezioni attente, né quello che dà i migliori risultati in termini di prestazioni sulle nostre povere e spartane reti scolastiche. Inoltre è sicuramente il meno adatto all’uso in classe se pensiamo alla quantità di pubblicità invasiva che contiene.

Certo, far vedere filmati è accattivante e youtube mette a disposizione senza bisogno di procedure di acquisto una ricchezza di materiali che vanno a sostituire quella che un tempo era la videocassetta, poi è stato il cd video o audio.

Non sono in molti, però, a ritenere utile mettere se stessi e le proprie lezioni in formato video. Modestia, timidezza, timore di non essere mai abbastanza accurati e precisi: questi i possibili freni.

Del resto, che una lezione filmata superi veramente il giudizio severo di un prof non è così facile. Nei confronti di un progetto come http://www.oilproject.org/ , ad esempio, molti colleghi avanzano riserve; qualche volta si tratta di contestazioni dei contenuti, ma più spesso siamo di fronte proprio ad un’avversione metodologica. Il buon docente, infatti, non misura solo la qualità del discorso o della fonte, ma anche la possibilità di interagire, di stimolare il senso critico, di non limitarsi al concetto di produzione e riproduzione. Un video potrebbe essere molto utile per stimolare nuovi processi, ma a condizione che sia ben usato e non semplicemente inteso come supporto per la riproduzione in serie di ciò che l’insegnante normalmente dice per un numero limitato di volte.

La sfida posta dallo strumento, ancora una volta, è strettamente correlata a scelte didattiche che il docente deve fare, valutando caso per caso, misurando con la sua professionalità i propri passi, mettendo in atto strategie, configurando percorsi.

 

 

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Didattica o tecnomagia?

Dubbi, ma anche soluzioni e risorse per gli insegnanti della scuola di oggi e di domani

Il contesto

Quasi quotidianamente diversi mezzi d’informazione, dichiarazioni più o meno formali del ministro e azioni degli uffici scolastici periferici prospettano agli insegnanti la necessità di rinnovare la scuola con una massiccia adozione di tecnologie e una digitalizzazione il più possibile spinta.

Genitori e studenti ascoltano e osservano con un misto di speranza e incertezze.

I docenti hanno reazioni contrastanti, nessuna delle quali immotivata.

Da un lato, c’è chi fa prevalere le considerazioni di ordine pratico, prima fra tutte la scarsità di fondi, che costringe spesso ad operare con tecnologie a basso costo, volontariato tecnico degli insegnanti, ripieghi che salvino efficienza e sicurezza senza intaccare troppo il bilancio. Soluzioni che spesso non sono le più fruibili e semplici per i colleghi digiuni di informatica.

D’altro canto, i più timorosi, vedono i nuovi strumenti come possibile fonte di una perdita di tempo, di un disturbo rispetto all’ideale della lezione come la pensano loro, come l’hanno sempre fatta.

Poi ci sono gli entusiasti, gli ottimisti, i curiosi delle novità, con tante idee e la difficoltà quotidiana di far quadrare i conti delle ore e del numero di valutazioni quadrimestrali programmato.

Le reali necessità

Anche se i messaggi più o meno espliciti delle fonti di informazione sembrano orientare verso una rivoluzione, la scuola necessita piuttosto di un’ innovazione che sia nello stesso tempo valorizzazione delle sue buone pratiche consolidate e apertura al mondo esterno che ne faccia un organismo meno autoreferenziale. In parole più semplici: non dobbiamo cambiare la qualità del nostro insegnamento, ma pensare di rendere quella qualità una risorsa effettiva per la società, piuttosto che una dimostrazione di efficienza interna al nostro ambiente.

Ci devono spingere in questa direzione i segnali di disagio che con attenzione vediamo dentro e oltre le mura delle scuole: difficoltà degli studenti a muoversi autonomamente dopo il diploma, demotivazione durante il percorso scolastico, tensioni individuali e familiari di chi non comprende le regole di una scuola che sembra parlare più al passato o al presente che al futuro.

Di fronte a queste necessità la tecnologia offre alcuni strumenti (non certo gli unici) per rendere la scuola più simile alla vita di studio, di lavoro, di ricerca che può attendere i nostri ragazzi.

Le opportunità

Per fortuna, nonostante le molte necessità, i pochi mezzi e le numerose incertezze, insegnanti, studenti e famiglie non sono mai lasciati a sé .

Il loro appartenere a una comunità garantisce sostegno, e non poco. Un esempio è quello di “Porte aperte sul web”, che in anni di attività volontaria di bravi insegnanti è riuscita ad offrire – e continua a farlo – un aiuto molto concreto alle scuole che devono costruire siti web, offrire servizi online, digitalizzare i propri documenti. Un sostegno gratuito, a differenza delle numerose proposte commerciali che ogni giorno inondano le segreterie.

Molti enti e associazioni offrono corsi per docenti. Ad esempio, il “Centro studi Impara digitale” propone una metodologia didattica attiva, che valorizza lo sviluppo di competenze accanto alle tradizionali dinamiche di ripetizione e riproduzione di conoscenze.

Anche le istituzioni scolastiche si stanno attivando. Il Liceo Galilei ha scelto di proporre dei seminari di riflessione sui principali strumenti, ma anche sulle pratiche didattiche concrete. Poche ore, mirate, per offrire una condivisione di esperienze che possa arricchire e rassicurare. Dai tablet alle LIM, dalle risorse online alle aule virtuali in un percorso che, pur partendo da una formazione tecnica che porti a conoscere gli strumenti, deve concludersi con riflessioni sull’apprendimento, per rispondere alla fatidica domanda: come possono imparare meglio i nostri studenti?

E il docente, da professionista, non può che rispondersi con un richiamo al fondamento della propria didattica, con una ricerca di ciò che non è magia di oggetti tecnologici, ma potenziamento innovativo del suo stile di insegnamento e dello stile cognitivo dei suoi allievi.

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Vita da pionieri

 Dato che il terreno era scivoloso, sono partita alle nove e mezza passate, imboccando quasi subito un incerto sentiero che portava in una zona brulla. Davanti a me, a circa un chilometro, c’era un uomo a cavallo; l’ho raggiunto e abbiamo fatto insieme più di dieci chilometri. Mi è stato molto utile perché senza di lui avrei perso più volte la strada. Poi, però, il suo cavallo — un bell’esemplare americano che aveva da appena due giorni — ad un certo punto è crollato, mentre il mio misero, selvaggio bronco- che cavalcavo da quindici giorni — continuava a procedere agilmente sulla neve al piccolo galoppo.
Isabella Bird,Giovanna Giargia, Isabella Lucy Bird, Una Lady nel West,Volume 28 di Viaggi e avventuraEDT srl, 1998

Sembrerà un po’ romanzesco, ma essere tra i primi a ricevere i tablet di Generazione Web Lombardia è stato un po’ come iniziare il galoppo nelle sconfinate pianure di una prateria sconosciuta.

Non che non avessimo studiato bene prima la geografia dei luoghi: già dallo scorso anno abbiamo parlato di attività in rete, condivisione, pubblicazione sul web, editoria digitale, integrazione di attività con LIM e pc.

Non che non ci fossimo premuniti di strumenti utili nelle regioni lontane delle tecnologie in classe, usando tablet nostri per fare esperimenti ed esplorazioni.

Ma, arrivato il momento fatidico del cammino, una fitta pioggia ha fiaccato le nostre membra. La pioggia in questione è quella degli aggiornamenti continui dell’applicazione “Scuolabook” per Android, che funziona a cicli alterni e rende i tablet simili ai cavalli del brano romanzesco citato in apertura: non si sa mai quali e quanti arriveranno alla fine del loro cammino, cioè a consentire lo studio su più pagine del libro di testo.

Fitti i messaggi anche con il centro di assistenza, che ci assicura che risolverà in breve tempo.

Attendiamo fiduciosi, mentre ringraziamo, da buoni padri pellegrini, la santa piattaforma Moodle che ci garantisce spazi in cui costruire lezioni nostre, esercizi nostri, percorsi e documenti condivisi. Con la religiosa fede in tante app e strumenti del cloud.

Perché sappiamo garantirci il diritto di andare avanti, ma vorremmo farlo contando anche sul cammino tracciato dai libri di testo (profumatamente pagati), invece che solo sulla nostra esperienza e le nostre forze. Sarebbe meno stancante, questo cammino da pionieri, con qualche sicurezza in più.

 

 

 

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intervento a SMAU 2012, Milano 17 ottobre

Il workshop “Meglio un sito ben fatto che un sito ben pieno” di Alberto Ardizzone e Federica Scarrione allo SMAU 2012, in filmati e pdf.

Questo post è stato realizzato grazie alla generosa opera di Alessandro Muratori, che ci ha diligentemente filmati e pubblicati anche sul sito dell’Ufficio scolastico territoriale di Mantova.

La qualità dei siti scolastici

sostenuta da «Porte Aperte sul Web»

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La presentazione del workshop di Alberto Ardizzone e Federica Scarrione in pdf

(file pdf da 1,6 mB)

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A scuola con i tablet

Preparando il primo giorno di scuola, mi assale un ricordo d’infanzia, ogni anno: quello delle maestre che passavano mezze giornate ad arricchire le pareti dell’aula con cartelloni, mappe, abbecedari, in una festa di colori che nascondeva le pareti spesso un po’ squallide e trascurate degli edifici scolastici.

Da prof. non si vive così, perché in tutti gli anni di studio successivi ragazzi e insegnanti hanno fatto progressivamente l’abitudine all’ambiente impersonale, in cui al massimo c’è la solita carta geografica, un orologio (se qualche classe ha fatto la colletta per comprarlo) e il crocifisso (sempre che qualcuno non l’abbia sostituito con qualche spiritosata come un cartello “torno subito”).

Bene, l’accoppiata tablet più LIM mi costringe a ripensare al primo giorno di scuola come a un momento da preparare arredando un ambiente. Non certo l’ambiente fisico della muratura, ma, questa volta, lo spazio virtuale, che deve essere arricchito con applicazioni, risorse multimediali, esercizi interattivi.

Mi sento, finalmente, un po’ maestrina e scopro che le stanze da preparare sono potenzialmente labirinti infiniti di conoscenze e relazioni…

E il naufragar m’è dolce, in questo mare!

 

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Aggiornato!

Tutti gli amici wordpressisti mi esortavano ad aggiornare… Ebbene ho rotto gli indugi ed ecco fatto.

Me la sono cavata con un inquietante  ”Call to undefined function”, che non sembrerebbe avere alcun effetto negativo, almeno per ora.

Speriamo in bene, e comunque chi nota qualcosa di strano è caldamente invitato a segnalarmelo con un commento.

Grazie!

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Facebook, novità e privacy

Moltissimi utenti Facebook sono passati alla timeline, o , in traduzione italiana, al diario, come struttura di visualizzazione del proprio profilo. Simpatica e accattivante, non potevo non sperimentarla subito e, infatti, è con soddisfazione che la uso da parecchi mesi. Oggi mi sono ritrovata tra le notizie del giorno l’ennesima pubblicità di questa funzione ( http://www.newsdownload.it/come-ottenere-il-nuovo-profilo-diario-su-facebook.html peraltro post vecchissimo, evidentemente riciclato) e mi è venuta voglia di controllare un particolare di privacy che fino ad ora non avevo pensato di verificare. Tra le novità della timeline c’è la possibilità di scegliere una foto di sfondo del profilo (cover o copertina). Ebbene, questa foto è automaticamente pubblica. Nessuno ci avvisa esplicitamente, ma nello sceglierla, se siamo persone che proteggono da sguardi indiscreti le proprie immagini personali, dovremmo essere particolarmente attenti.

Allo stesso modo dobbiamo essere prudenti nel gestire le impostazioni quando attiviamo la sincronizzazione con qualche altro sito social o aggiungiamo applicazioni.

immagine del pannello di editing della cover, che mostra come la caratteristica "Public" non sia modificabile

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Samsung o iPad? Lo chiedono in molti…

Non c’è dubbio. La domanda che mi sento porre più spesso dai colleghi di questi tempi è: “Tu che li hai provati tutti, dimmi se è meglio che mi compri un iPad o un altro tablet, magari quello della Samsung”.

Rispondere a una domanda di questo genere non è poi così semplice.

Diciamo che è una domanda simile a “mi  consigli di prendere un suv o una monovolume?”. Ovviamente, la risposta dipende dalle abitudini d’uso e dalle esigenze dell’acquirente!

Forse il paragone automobilistico si può mantenere per aiutare nella scelta: il prodotto di tendenza, come iPad, è sicuramente più ricco di gadget e “optional” accattivanti, ha creato un suo mercato di prodotti interessantissimi (vedi iTunesU, che offre un sacco di conferenze in streaming). Direi che se l’ obiettivo di chi acquista è guadagnarsi un piacevole uso personale, senza problemi di carattere economico, che arricchisca culturalmente e faccia sperimentare grafica e prestazioni d’eccellenza, è iPad il giusto prodotto.
Però, se a un insegnante interessa invece il lato pratico più che quello estetico, se vuole qualcosa che può sperimentare e a scuola può suggerire anche a chi non ha molte risorse economiche, orientarsi su un sistema operativo Android  (quindi Samsung se si vuole il prodotto migliore con questo sistema)  offre comunque molte applicazioni utili e anche accattivanti, a condizioni economiche più vantaggiose e potenzialmente un prodotto più aperto alla condivisione.

Poi, ci si può aprire con Android alle più svariate sperimentazioni, che spaziano da smartphone, a tablet, a  scatolette come questa

plunk tv box

http://geeklino.com/2012/06/25/smart-tv-box-plunk-connetti-la-tv-ed-avrai-tutto-il-mondo-in-hd/

Sto muovendo i primi passi anche su questa: chissà se riuscirò a trovare qualche applicazione interessante! (anche se nel paragone automobilistico questa potrebbe essere una Yaris verso, via)

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Pubblicazione online degli elenchi dei libri di testo: e la normativa?

Ancora alle prese con l’annosa questione: perché solo scaricabili in formato tif dal sito dell’Associazione Italiana Editori (AIE)? Al massimo un excel dalla segreteria.
Gli anni scorsi ho sempre fatto A MANINA tutte le pagine con le tabelle a prova di validazione. Una fatica che mi impegnava buona parte del mese di luglio.
Qualcuno, poi, mi ha fatto notare questa graziosa postilla sul sito AIE:

La banca di dati consultabile su questo sito è di esclusiva proprietà dell’Associazione Italiana Editori.
E’ vietata e perseguibile ai sensi di legge la riproduzione, la comunicazione al pubblico, la messa a disposizione del pubblico, l’estrazione di dati e ogni altra forma di utilizzazione, anche solo parziale, della banca di dati non autorizzata.

Quindi, seguendo lo stile di amici più combattivi di me (perché anche la mia pazienza ha un limite), per ora ho formulato così il testo della pagina del sito scolastico che curo:

Questo il link per scaricare i file ufficiali dal sito dell’Associazione Italiana Editori (AIE): è disponibile l’ elenco di tutte le classi.

Purtroppo, questi elenchi consentono solo di scaricare dei file in formato . tif, vale a dire delle immagini. Questo significa che il sito AIE non tiene in alcun conto la normativa che riguarda l’accessibilità dei siti web e la necessità di fornire i dati in formati leggibili da tutti, o offrendo alternative che garantiscano l’apertura a tutti delle informazioni.
Un’alternativa offerta alle segreterie scolastiche è l’elenco complessivo aggiornato a giugno 2012, in foglio elettronico
ELENCO LIBRI DI TESTO 20122013
Dal momento che noi cerchiamo di non escludere nessuno, vorremmo costruire le pagine con lista per classe secondo la normativa vigente.
Peccato che una postilla al sito di AIE dica:

La banca di dati (…) utilizzazione, anche solo parziale, della banca di dati non autorizzata. (vd. sopra)

Se riusciremo ad ottenere le opportune autorizzazioni, compileremo la lista di seguito con gli elenchi in un formato che rispetti la normativa.

Voglio approfondire e dettagliare meglio la questione, però… Commenti e suggerimenti sono, come sempre, graditi.

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